uva/spina

May 11, 2008 by parergon

domenica - sono sveglia da prima delle sette /

1/1
ieri sera mentre stendevo una breve lettera, mi sono resa conto della grande difficoltà di scrivere dell’amicizia, di quanto sia complicato definirne alcune peculiarità, in particolare gli aspetti più frugali, l’apparente neutralità quasi banale che conforma le zone estese e confortanti della conoscenza reciproca / tale neutralità definisce le sponde elastiche di quell’intimità sviluppatasi tra due persone cresciute insieme a partire dall’adolescenza, mai troppo vicine, mai troppo lontane, che si sono dotate nel tempo di una forma di equilibrio affettivo capace di sopportare le distanze estreme così come le confidenze più minuziose e gli affacci senza veli sulla vita privata dell’altro

1/2
lo scrivere sul blog mi pone di fronte a questioni che il diario privato non solleva /
sul mio taccuino posso scrivere qualunque cosa, posso disegnarmi nuda o disegnare il nudo scabroso di qualcuno, appiccicare fotografie di amici e familiari, descrivere aspetti delicati dell’esistenza senza pormi il problema di quale sia il confine tra ciò che scrivo e quello che vorrei gli altri potessero leggere /
in questo caso ecco che il blog diventa un intralcio, perché non posso fare come se gli altri non esistessero, non posso impedire la lettura se non rendendo privato l’oggetto, il post, il racconto - il che rappresenterebbe un controsenso, una contraddizione in termini / qual è la differenza allora? fino a dove mi posso spingere con il resoconto, con l’esposizione? quali sono i dettagli che dovrei saper trascinare con me all’aperto e quali invece andrebbero tenuti nascosti?
cosa potrebbe mai succedermi a scrivere in dettaglio delle cose che mi capitano, imparando a registrare con maggior fedeltà aspetti che forse più di altri traducono l’umano?

1/3
seduti in pizzeria, ieri sera, lui mi raccontava di suo padre appena operato – in realtà era un racconto ilare, che mi ha fatto desiderare di essere persona di cinema per girare una scena che ne fermasse l’assurda comicità / il discorso è scivolato sugli aspetti più intimi della vita di coppia, sui rumori del corpo e sulle sue imperfezioni, e su come l’amore ne tenga conto con soave leggerezza, a comprendere l’altro nella sua completezza di persona /

1/4
tenere un diario diventa sempre più difficile / scrivere non tanto con ordine quanto con fedeltà e accuratezza dei momenti che rendono speciali le mie giornate, seppur siano alla vista giornate monotone e prive di epica /
forse il diario mente proprio perché genera un’epica dell’inesistente

(all’)altro

May 10, 2008 by parergon

nostalgia è anche qualcosa di più lieve
qualcuno che si ricorda (pur) senza averlo conosciuto
le solite cose - ed altre, anche
nostalgia non solo di me bambina, e di come mi sembrava il mondo / più semplice, più spazioso, di spazio tra una casa e l’altra, e tra i mobili nelle case - di spazio tra le righe sui giornali, e tra le foto sui libri di scuola /
nostalgia di chi non abbiamo visto ma di cui abbiamo fortuitamente incontrato le parole / ed allora mi vengono in mente fiori e germogli, ed anche il freddo dell’inverso* e quanto di immaginato vi sia in un dialogo inespresso che vive solo di timide presunzioni

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*[volevo scrivere inverno ed invece…]

leggera come un ragno /

May 10, 2008 by parergon

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non mi basta
qualsiasi cosa io guardi o tenga tra le mani è insufficiente
esiste qualcosa di più stupido della non accettazione dell’essere umani? accettazione di dover presto o tardi sprofondare nel destino senza aver voce in capitolo - sempre sul margine dell’incerto e del nulla?

oggi si riduce a questo, lo scrivere /
a questo ritornano la giornata di sole e il celeste rigato di lenzuola e pigiama / a questo i suoi piedi pieni di croste e la debolezza di quando rientro da scuola e mi abbozzolo nel divano in cerca di un sonno quasi comatoso / e le rose appoggiate sul banco della cucina in attesa del viaggio e la piccola catena con una pietra verde pallido come pendente e le scarpe già estive e il silenzio pomeridiano nel cortile mentre i piccioni si fanno il bagno nelle pozze /
a questo ogni cosa, ogni lemma, ogni virgola anche la più giocosa /
persino i suoni lievi e le foglie giovani dell’albero che la mattina vibrano di luce riflesse sul cuscino /
tutto si trasforma in una perenne quanto inutile nostalgia /

dire/cose

May 8, 2008 by parergon

… Forse non siamo qui per dire: casa ponte, fontana, brocca, albero da frutti, finestra, al più: colonna, torre… Ma per dire, comprendilo bene oh, per dirle le cose così, che a quel modo, esse stesse, nell’intimo, mai intendevano d’essere. …

RILKE - nona elegia [einaudi 1978]

corr/ieri

May 8, 2008 by parergon

1.
devo sentirmi abbastanza a mio agio per scrivere /
il viaggio spesso mi permette di rilassarmi - mentre viaggio mi sento protetta / forse per questo, allora, la scrittura si sviluppa con maggior facilità / avvolta, come in un bozzolo di corriera e paesaggio, posso scrivere di quello che vedo, ma anche di quello che ricordo, o dei desideri /
a guardare indietro mi pare sia sempre stato così

2.
il figlio è uomo di montagna, di lunghe camminate e di viaggi /
ha la pelle abbronzata e rugosa di sole, e possiede i suoi stessi occhi, azzurri chiari / sorride spesso - i suoi denti sono tanti e grandi / sorride con quei dentoni e parla dei suoi viaggi con trasporto quasi insistente - si capisce subito che non è una forma di vantarsi, non si esibisce raccontando / così è se stesso, arrampicato sulle montagne o mentre corre - così è se stesso, e corrisponde (al vero)
quando gli dico che sono pigra e non vado mai nemmeno a camminare (figurarsi a scalare o correre!) il suo sguardo è attraversato dall’ombra di una palese delusione che smorza per un momento la sua luce portandolo lontano [da me], ergendo un’istintiva barriera fatta di distanze incolmabili, di valli e ghiacciai /
dalla corriera, mentre torno a udine, lo vedo camminare lungo il viale che porta alla stazione, mentre joni canta wish I had a river nel tramonto tiepido, e ogni cosa intorno si fa morbida e la natura è talmente colorata e gonfia che quasi mi ubriaco, a guardare /

bonjour / tristesse

May 8, 2008 by parergon


alvaro siza / intervento residenziale - berlin kreuzberg 1980.84

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ecco qui

bondi (…bondi) alle attività culturali
gelmini all’istruzione [su un giornale stamattina la definiscono lavoratrice indefessa / in rete invece trovo un paio di righe piuttosto spiazzanti: nel 1998 è stata prima degli eletti alle amministrative ricoprendo la carica di presidente del consiglio del comune di desenzano. tuttavia nel nel 2000 fu sfiduciata da presidente del consiglio comunale per inoperosità. la sfiducia oltre che dall'opposizione fu votata anche dai membri del suo stesso partito.]
mettiamoci d’accordo

del resto, sottosotto ho sempre sognato un’impostazione culturale di stampo forzaitaliota [che fa tanto rima con idiota - chissà....]

plas/mare [plus/more]

May 6, 2008 by parergon

è un percorso a ritroso verso un’estetica quasi scontata (e scorticata - 130508) delle parole
un’estetica elementare
dove vaso significa vaso e latte significa latte
solo successivamente vaso (forse) sarà qualcos’altro - analogamente (forse) latte sarà altro anch’esso

continuo a pensare che esprimersi semplicemente - che esprimersi sia una cosa assai difficile /
prima ancora che parlare ad altri avverto la necessità, l’urgenza di dare forma chiara ai pensieri
così dovrebbe essere anche con i disegni
ma il disegno è un vizio - me ne accorgo ogni giorno di più
quando disegno sono colpevole

e poi - quale vaso? con che forma? trasparente od opaco?
per conoscere bisogna squartare le cose, uccidere, riscrivere e riplasmare / togliere e quindi ridare alle cose il loro senso /
c’è ancora retorica in queste parole, comincio appena a mettere a fuoco le ragioni di questo blog, il motivo dello scrivere - per me, non per trovare rapporti e condivisioni / non ancora, non del tutto / scrivo per scoprire le parole, per recuperare oggetti e profili, per imparare a parlare /
per de.finire e de.finirmi [nello s.finirmi]

oltretutto sono convinta che non si capisca quasi mai ciò che intendo - ma questo probabilmente per chi legge diventa secondario / chissà infatti quali tesori sprigiona l’intelligenza altrui a partire dai miei banali errori d’espressione e dalle inesattezze fertili dei fraintendimenti

happy ending